Caorle: polipi thailandesi venduti per moscardini locali

A volte non tutto è quello che sembra. lo hanno capito bene i cittadini di Caorle, città nei pressi di Venezia, che hanno avuto una sorpresa niente male quando la Guardia Costiera ha reso noto di aver portato a termine un’operazione il cui risultato è stato il sequestro di ben 9 tonnellate di prodotti ittici (polipi, per la precisione) venduti come moscardini locali mentre in realtà erano importanti addirittura dalla Thailandia.

La truffa, scoperta dalla Guardia Costiera di Caorle diretta nelle indagini dal tenente di Vascello Sandy Ballis, è emersa durante una classica attività di controllo presso la filiera ittica di Portogruaro. Tutto è partito presso una pescheria di Caorle, dove è stata rilevata qualche incongruenza tra il prodotto che c’era sui banchi e come lo stesso veniva “spacciato” per la vendita. Da lì si è poi risaliti ad una ditta di San Michele al Tagliamento da cui sembra che la truffa sia partita.

Le indagini si sono ovviamente allargate e sono arrivate anche nell’hinterland milanese, presso una ditta della zona, dove è stato posto sotto sequestro altro pesce etichettato, in maniera erronea, come proveniente dal mar Adriatico, mentre in realtà faceva sempre parte della stessa partita di pesce asiatico.

Come funzionava il raggiro? In maniera molto semplice, il grossista acquistava il pesce nel paese asiatico e lo rivendeva, ovviamente a un prezzo decisamente più alto, in qualità di pesce locale, più pregiato e gustoso.

Non ha però fatto i conti con la natura , dato che l’inganno si è scoperto semplicemente contando le file di tentacoli dell’animale: il moscardino ne ha una sola, i polipi due. Un piccolo particolare che non è ovviamente sfuggito agli occhi dei militari, i quali hanno fatto un eccellente lavoro nel proteggere il consumatore ed il mercato, garantendo ad entrambi la massima trasparenza.

Il “moscardino thailandese” era servito nelle case di ignari consumatori e nelle strutture ricettive della zona. Secondo alcune fonti anche i visitatori, che si trovavano in un vicino hotel di Caorle, hanno avuto qualche dubbio relativamente alla tipologia di pesce che stavano consumando (quelli più esperti di mare, ovviamente).

Una truffa ben congeniata, per la quale i militari hanno elevato multe di circa 6.500 euro per l’etichettatura e hanno denunciato la ditta sanmichelina per frode in fase di commercio.

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